L’onomatopea

Onomatopea

L’onomatopea è una parola che imita direttamente un suono o un rumore della realtà: il verso di un animale, il fragore di un’esplosione, il ticchettio di un orologio. Nel linguaggio comune è già uno strumento espressivo potente, ma nel fumetto acquista una dimensione del tutto speciale, perché riproduce l’effetto sonoro non solo sul piano fonetico ma anche su quello visivo.

Una storia lunga quanto quella del fumetto stesso

Le onomatopee nel fumetto hanno radici profonde. Già nelle prime strisce a fumetti americane di fine Ottocento, come quelle di Richard Outcault con The Yellow Kid (1895), i disegnatori cercavano modi per rendere sulla carta i suoni dell’ambiente urbano. Ma è nei primi decenni del Novecento, con l’esplosione dei comic strips sui quotidiani, che le onomatopee cominciano ad assumere una forma grafica riconoscibile, integrandosi nella vignetta non come didascalie ma come elementi visivi a pieno titolo.

Il vero salto avviene negli anni Trenta e Quaranta, con la nascita dei comic book e dei primi supereroi.
Le storie di Superman, Batman e dei loro colleghi richiedevano azione frenetica, combattimenti e inseguimenti: il linguaggio doveva farsi più immediato, più fisico. Le onomatopee diventano grandi, aggressive, impossibili da ignorare.
Parole come POW, ZAP, WHAM e KAPOW conquistano la pagina con caratteri in grassetto, bordi dentellati e colori sgargianti.

Negli anni Sessanta, la Pop Art si accorse di questo fenomeno e lo elevò a soggetto artistico: Roy Lichtenstein riprese le onomatopee e le tavole dei fumetti di guerra e sentimentali per farne tele da museo, consacrando definitivamente quella grafica sonora come forma d’arte. Paradossalmente, è proprio grazie a questa contaminazione che il mondo si rese conto di quanto fosse sofisticato il linguaggio visivo del fumetto.

In parallelo, in Giappone si sviluppava una tradizione autonoma e ricchissima. Il manga ha un sistema di onomatopee, chiamate giongo (suoni di oggetti e fenomeni) e gitaigo (suoni di stati d’animo e sensazioni), di straordinaria varietà e complessità, capace di rendere non solo i rumori ma anche sensazioni fisiche come il formicolio, il senso di pesantezza o il battito accelerato del cuore. Una dimensione che va ben oltre ciò che la tradizione occidentale ha esplorato.

Come funziona graficamente

I caratteri che compongono l’onomatopea fumettistica non vengono semplicemente scritti: vengono disegnati. La forma delle lettere, il loro spessore, l’inclinazione, la dimensione e persino i colori sono scelti per comunicare qualcosa, la velocità di un colpo, la potenza di un’esplosione, la delicatezza di un sussurro. Per questo motivo queste parole-immagine vengono definite segni fonosimbolici: simboli che evocano il suono attraverso la forma grafica stessa, prima ancora che il lettore le pronunci mentalmente.

Basti pensare a una parola come BOOM: quando la vediamo disegnata a caratteri enormi, con bordi irregolari e linee che si irradiano come onde d’urto, non la leggiamo soltanto — la sentiamo. La grafica amplifica il significato sonoro, creando un’esperienza sinestetica unica al medium del fumetto.

Il peso dell’inglese

Vale la pena notare che molte onomatopee del fumetto sono di origine anglosassone o direttamente mutuate dall’inglese. Questo non è casuale: il fumetto moderno si è sviluppato soprattutto negli Stati Uniti, e il suo lessico sonoro si è diffuso globalmente insieme alle tavole. Spesso, inoltre, l’onomatopea inglese ha un legame diretto con il verbo che descrive l’azione: crash significa sia il rumore di qualcosa che si frantuma sia l’atto stesso del fracassare; splash evoca lo sciabordio dell’acqua tanto foneticamente quanto semanticamente. Questa coincidenza tra suono della parola e significato la rende particolarmente efficace sulla pagina.

Imparare a riconoscere e usare le onomatopee è quindi un passo fondamentale per chiunque voglia avvicinarsi al disegno a fumetti: esse non sono semplici decorazioni, ma elementi narrativi a tutti gli effetti, capaci di dare ritmo all’azione, orientare il lettore nello spazio sonoro della scena e restituire energia alle sequenze più dinamiche.

Di seguito alcune onomatopee ricorrenti (tra parentesi il significato in lingua inglese):

OnomatopeaUso e (traduzione dal termine inglese)

Bang

Sparo (sparare)

Bash,Dash

(cozzare,schiantarsi)

Bip

Suono elettronico

Boom

Esplosione (esplodere)

Chirp,Tweet

(pigolare,cinguettare)

Clang

(risuonare)

Clap

Applauso (applaudire)

Craaak

Fulmine

Crack

Rottura (spezzare)

Crash

Rottura con gran frastuono (fracassare)

Creak

(cigolare)

Crunch,Munch

(sgranocchiare)

Driiin

Squillo del telefono

Gnam

Masticare

Grab

Presa su un oggetto (afferrare)

Growl

(ringhiare)

Grrr

Collera

Gulp

Sorpresa o spavento (deglutire)

Knock

(bussare)

Plick

Gocciolio

Purr

(fare le fusa)

Ring

Suono di campanello (suonare)

Rip

(strappare,lacerare)

Roar

(ruggire)

Rumble

(rombare)

Sigh

Sospiro (sospirare)

Skid

(scivolare)

Slam

Porta che sbatte (sbattere)

Slurp

Mangiare golosamente

Smack

Bacio (schioccare)

Snap

Schiocco di dita (schioccare)

Sob

(singhiozzare)

Sock

Pugno (prendere a pugni)

Splash

Tuffo nell’acqua (spruzzare)

Sputter

(spruzzare)

Squeak

(scricchiolare)

Szock

Pugnalata

Thump,Thud

Tonfo (fare un tonfo)

Tingle

(tintinnare)

Twang

(vibrare)

Wooosh

Spostamento d’aria, vento

Wrooom

Automobile a tutto gas

Yawn

Sbadiglio (sbadigliare)

Ziip

Sibilo

Zoom

(rombare)

Come disegnare un’onomatopea

Creare un’onomatopea efficace non significa semplicemente scrivere una parola in grande: è un piccolo progetto grafico che richiede scelte precise su forma, colore e posizione. Ogni elemento contribuisce a far sì che il lettore non solo legga il suono, ma lo percepisca.

Il lettering: la forma delle lettere

Il primo passo è decidere lo stile grafico delle lettere, che deve rispecchiare la natura del suono. Un’esplosione come BOOM chiama caratteri larghi, massicci, con bordi irregolari o seghettati che suggeriscono l’energia che si propaga verso l’esterno. Un suono delicato come plick di una goccia d’acqua, al contrario, si presta a lettere sottili, tondeggianti, quasi fragili.

Alcune regole generali utili:

  • Suoni forti e violenti (esplosioni, pugni, crolli) → lettere grandi, spesse, con contorni spezzati o a fiamma.
  • Suoni veloci e taglienti (fruscii, zoomate, lame) → lettere inclinate, allungate, affusolate verso destra.
  • Suoni elettronici o meccanici (bip, driiin, bzzt) → lettere rigide, geometriche, con angoli netti.
  • Suoni organici o soffici (sospiri, fusa, gocciolii) → lettere arrotondate, leggere, con tratto sottile.

Non esiste un font standard per le onomatopee: molti fumettisti le disegnano a mano libera proprio per mantenere quel carattere artigianale e unico che un carattere tipografico difficilmente restituisce.

Il colore

Il colore dell’onomatopea non è decorativo: è semantico. Contribuisce a definire la temperatura emotiva del suono ancor prima che il lettore lo elabori consapevolmente.

  • Rosso e arancione evocano calore, violenza, urgenza — perfetti per esplosioni e colpi.
  • Giallo suggerisce energia elettrica, lampi, suoni acuti e improvvisi.
  • Blu e verde freddo si associano a suoni tecnologici, acqua, o atmosfere più calme.
  • Nero su bianco (o viceversa) funziona per suoni neutri o per dare un effetto grafico pulito e diretto.

Il contorno — spesso in nero o in un colore contrastante — aiuta l’onomatopea a staccarsi dallo sfondo e a imporsi nella vignetta. Alcuni disegnatori usano un doppio contorno o un’ombra per dare profondità e tridimensionalità alla parola.

Le dimensioni

La dimensione dell’onomatopea è proporzionale all’intensità del suono che rappresenta. Un colpo sordo occuperà magari un quarto della vignetta; un sussurro appena percettibile sarà piccolo, quasi nascosto nell’angolo. Giocare con le dimensioni è uno dei modi più immediati per controllare il ritmo della lettura: una parola enorme rallenta l’occhio e dà peso all’istante, mentre una piccola si integra nel flusso senza interromperlo.

La posizione nella vignetta

Dove si colloca l’onomatopea nello spazio della vignetta non è mai casuale:

  • Deve trovarsi vicino alla fonte del suono, così che il lettore colleghi immediatamente il segno grafico all’azione che lo produce.
  • Può sovrapporsi parzialmente ai personaggi o agli sfondi, ma senza coprire elementi narrativi importanti come volti o oggetti chiave.
  • L’angolazione segue spesso la direzione dell’azione: se un pugno arriva da sinistra, l’onomatopea può inclinarsi verso destra come se fosse stata colpita anch’essa.
  • In alcune tavole, l’onomatopea occupa l’intera vignetta, diventando essa stessa l’immagine. È una scelta coraggiosa ma molto efficace per i momenti di massima intensità drammatica.

Un consiglio finale

Prima di disegnare, pronuncia l’onomatopea ad alta voce e chiuditi gli occhi un momento: che immagine mentale ti evoca? È grande o piccola? Rapida o lenta? Calda o fredda?

Quelle impressioni istintive sono la bussola migliore per le scelte grafiche che seguiranno.

In questo articolo